sabato 10 marzo 2018

Un “miracolo” a Santa Maria del Casale di Brindisi Il ritrovamento delle aureole d’argento del XIV secolo

Inaspettata e quanto mai gradita è la ricomparsa sulla scena artistica pugliese, dopo novantatré anni dalla  sparizione,  di  due  preziosissime  aureole  d’argento  in  principio  sistemate  sull’icona  della Madonna col Bambino, del tipo Hodeghitria, conservata nella chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi,  un  edificio  eretto  dal  principe  Filippo  I  d’Angiò  di  Taranto  (1294-1331)  tra  la  fine  del Duecento e gli albori del Trecento. Nel 1924 le aureole di questa immagine mariana, un affresco a suo tempo quasi certamente rimosso con la tecnica dello stacco a massello per essere sistemato su un  più  sontuoso  altare  marmoreo  di  gusto  barocco  e  verosimilmente  sbriciolatosi  nell’ultima rimozione, furono trasferite nel Museo Archeologico di Taranto da dove si persero le tracce.  

È  stata  l’occasione  dell’inaugurazione  delle  nuove  sale  espositive  del  castello  svevo  di  Bari,  il  3 ottobre  scorso  alla  presenza  del  Ministro  dei  beni  e  delle  attività  culturali  e  del  turismo  Dario Franceschini, a portare alla conoscenza del pubblico e alla visione dei visitatori le preziose aureole, nel frattempo finite nella cassaforte della Soprintendenza. Proprio in una sala del maniero barese, in ragione di un pannello illustrativo, se ne ricostruisce l’incredibile vicenda. 

Le  aureole  brindisine,  assieme  ad  altri  perduti  elementi  anch’essi  d’argento  come  il  rotulum  e  le mani  degli  effigiati,  costituivano  una  sorta  di  riza  soprammessa  alla  sacra  immagine.  Lavorate  a sbalzo e a incisione, presentano una ricchezza e varietà di ornati fitomorfi, in particolare foglie e girali,  che  a  suo  tempo  ebbi  modo  di  confrontare  con  altri  reperti  dell’Italia  settentrionale,  in particolare  la  Copertura  di  evangeliario  del  Tesoro  di  San  Marco  a  Venezia,  ma  anche  il Reliquiario del Sacro Chiodo, sempre nel Tesoro di San Marco; la cornice di due rilievi della Pala d’oro del duomo di Caorle; il frammento di cornice della Cassetta reliquiario dei Santi Senesio e Teopompo  dell’abbazia  di  Nonantola.  Proprio  la  citata  Copertura  di  evangeliario,  elaborata  a Tournai  tra  il  1230  e  il  1240  e  giunta  nella  città  lagunare  già  nel  XIII  secolo,  divenne  subito notissima e fonte di ispirazione di molti orafi del luogo, che in particolare ne imitarono gli squisiti motivi decorativi.   

L’aureola  del  Bambino,  inoltre,  si  arricchisce  di  otto  identici  clipei  che  racchiudono  due  pavoni affrontati  all’Arbor  Vitae,  a  loro  volta  circondati  da  un’iscrizione  che  solo  ora,  da  una  visione diretta  del  manufatto,  si  riesce  meglio  a  leggere:  A  QVI  FLOREM  TENENT,  evidentemente  da interpretare come allusione al fiore di giglio di casa d’Angiò, dunque al suo probabile committente Filippo principe di Taranto. Entrambe le aureole si presentano oggi piuttosto malandate, ragion per cui se ne chiede un appropriato intervento di restauro.  

Sotto  quest’aspetto  dei  recuperi  delle  opere  d’arte,  la  Puglia  è  stata  fortunata  negli  ultimi  tempi, visto che grazie al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel 2008 si è rinvenuto a Parigi il Crocifisso in avorio (XII secolo) rubato nel novembre del 1983 dalla cattedrale di Canosa mentre nel  2013  è  stata  la  volta  della  medievale  Stauroteca  (reliquiario  della  Santa  Croce)  trafugata  nel 1977 dalla chiesa di San Leonardo a San Giovanni Rotondo, quest’ultima recuperata a Firenze.   

L’analisi  delle  due  aureole  brindisine  sarà  trattata  da  Giovanni  Boraccesi,  studioso  di  oreficeria pugliese.  Tale  intervento  sarà  preceduto  da  una  relazione  di  Giulia  Perrino,  cultore  della  materia presso l’Università di Bari, dal titolo I principi di Taranto e la devozione per la Vergine del Casale.   

L’intera manifestazione, che si svolgerà il 13 marzo alle ore 17,30 presso il Museo Archeologico “Francesco  Ribezzo”  di  Brindisi,  è  stata  organizzata  dalla  locale  Associazione  Amici  dei  Musei, nella persona della presidente Franca Mariani ed in collaborazione con il Museo stesso. 

Giovanni Boraccesi 
 
 
 
 
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