mercoledì 21 febbraio 2018

«FATHER AND SON», IL RAPPORTO PADRE-FIGLIO SECONDO CLAUDIO BISIO

Claudio Bisio, artista tra i più apprezzati della scena italiana, giovedì 22 febbraio (ore 20.30) presenta al Teatro Verdi di Brindisi «Father and Son», un one-man show costruito da Michele Serra. Un padre osserva e riflette sugli inspiegabili (per lui) comportamenti del figlio: abulico, monosillabico, eternamente connesso a Internet. Uno straniero stravaccato in casa per il quale non riesce a capire quale futuro possa esserci.

Claudio Bisio in «Father and Son» di Michele Serra sul palcoscenico del Teatro Verdi di Brindisi, giovedì 22 febbraio (ore 20.30). Prodotto dal Teatro dell’Archivolto, ispirato a due recenti libri di Michele Serra, un best seller come «Gli sdraiati» (diventato anche un film per la regia di Francesca Archibugi con Claudio Bisio, uscito nelle sale lo scorso 22 novembre) unito ad alcune pagine del «Breviario comico», «Father and Son» vede Bisio impegnato in un monologo che, con toni che oscillano tra il tragico e il comico, radiografa senza pudori il rapporto padre/figlio.

«Com’è difficile restare padre quando i figli crescono», diceva una vecchia canzone. «Father and Son» è la storia di un padre alle prese con il figlio adolescente, tra slanci e incomprensioni, prove d’affetto e aspri scontri. «Un dialogo con un assente - ha detto Bisio -: un monologo, in effetti. Il padre annaspa, perché è diversamente giovane. Il figlio è sdraiato. Ma d’altronde, con una società come questa con il 46 per cento di disoccupazione giovanile, perché dovrebbe alzarsi?».

Un padre in ansia per un figlio che vede apatico nei confronti della società, della politica e della vita comunitaria, chiuso o meglio perso nel suo cyberspazio fatto di musica, iPod e würstel crudi ormai tutt’uno con il divano. Sul palco, con i due musicisti, c’è solo Bisio con una scenografia essenziale: pochi tavoli, un armadio con uno specchio testimonianza della visione della vita e della verità con ciò che è giusto e sbagliato. In un angolo un contenitore con enormi massi che Bisio sposta e solleva a sottolineare un tentativo di avvicinamento al figlio, alla sua visione della vita. Una gita in montagna potrebbe rappresentare l’opportunità di conoscersi e capirsi, come un viaggio di formazione. «Vedendo il figlio arrivare in cima molto prima di lui - ha raccontato Claudio Bisio -, il padre può finalmente dire a se stesso: finalmente posso diventare vecchio. All’inizio quella frase la dicevo con pathos. Poi ho seguito il consiglio di Serra di pronunciarla sorridendo».

Il linguaggio sempre in bilico tra ironico e tragico, tra satira e lirismo, acquista una forza maggiore grazie all’accompagnamento musicale di Laura Masotto, al violino, e Marco Bianchi alla chitarra. Arricchiscono lo spettacolo le scene di Guido Fiorato e le luci di Aldo Mantovani. La produzione del «Teatro dell’Archivolto», per la regia di Giorgio Gallione, riesce a mettere in evidenza in modo quasi spietato e cinico la società di oggi, tra vecchi che sembrano non voler lasciare spazio ai giovani, e giovani che si rilassano nella loro comfort zone.

Metti, dunque, un padre privo di sicurezza e autorità, in compenso dotato dell’arma dell’ironia e del sarcasmo. Un padre contraddittorio, in bilico tra l’impulso a sgridare e quello a soccorrere, quello che si confronta con un figlio tatuato, avvolto nella sua felpa. Il risultato è un magico incontro tra etica e comicità, come dimostra questo frammento del monologo: «Sei sdraiato sul divano, immerso in un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole, il computer acceso appoggiato sulla pancia. Con la mano destra digiti qualcosa sull’iPhone. La sinistra regge con due dita un lacero testo di chimica. La televisione è accesa, a volume altissimo, su una serie americana… Alle orecchie hai le cuffiette collegate all’iPod: è possibile, dunque, che tu stia anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, purtroppo non sei ancora in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni; ma si capisce che le tue enormi estremità, abbandonate sul bracciolo, sono un evidente banco di prova per un tuo coetaneo californiano che troverà il modo di trasformare i tuoi alluci in antenne. Ti guardo, stupefatto. Tu mi guardi, stupefatto della mia stupefazione, e commenti: “È l’evoluzione della specie”. Penso che tu abbia ragione. Ma di quale specie, al momento, non ci è dato sapere».

Si comincia alle ore 20.30
Durata spettacolo: un’ora e 25 minuti senza intervallo
 
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