giovedì 28 dicembre 2017

LIBERI e UGUALI...?

“Liberi e Uguali” è lo slogan con il quale è nato di recente in Italia un nuovo partito politico.  Slogan che mi ha suggerito, al di là del significato letterale dei due termini, di pormi una serie di domande: Liberi “di” o liberi “da”? Ed ancora, “Uguali” a chi?

E sì, perché nel caso della libertà “di” (di tipo “positivo”), ciò che vogliamo lo scegliamo, non ci è imposto (e perciò siamo realmente liberi), mentre nel caso della libertà “da” (di tipo “negativo”) si tratta di qualcosa che ci viene imposto da altri, giacché ciò che vogliamo è sempre già presupposto (e quindi non siamo noi a scegliere,  ma siamo solo i destinatari di scelte altrui).

Originariamente la parola “libero” apparteneva alla lingua dei padroni. Erano liberi gli appartenenti ai ceti superiori che si distinguevano dai servi e dagli schiavi per la loro indipendenza economica. Così, a scopo consolatorio, i “non liberi”, pur consapevoli del fatto che forse sarebbero rimasti sempre tali, si inventarono la “libertà di pensiero”, tanto, pensarono, non costa niente ed in più una tale “illusione” può anche essere di un qualche aiuto psicologico per tirare avanti. 

Capire la libertà non è facile. Libertà vuol dire non essere liberi “dagli” obblighi, ma liberi “per” gli obblighi. Nella libertà ci sforziamo di concentrare tutto il nostro essere per il raggiungimento di fini sempre più alti e nobili. Ecco perché la libertà persegue uno scopo, un senso, un compito esistenziale.

La celebre formulazione di Rousseau: “L'essere umano nasce libero e ovunque è in catene”, per esempio, è stata come una miccia accesa per la Rivoluzione francese e per quella russa. La libertà sarebbe perciò un'eredità sottratta indebitamente all'essere umano, il quale tende continuamente a recuperarla con ogni mezzo.

E' evidente che è più facile affidarsi alla libertà di parola che a quella di pensiero, la quale ultima richiede naturalmente un impegno assai più gravoso. “Ma chi me lo fa fare a dover pensare -dicono i più- quando è molto più comodo invocare la libertà di parola, così tanto per dire una cazzata qualsiasi?”. E forse è stato questo che ha indotto L. Longanesi a coniare il suo bell'aforisma: “Non è la libertà che manca in Italia. Ma gli uomini liberi”. 

E passiamo ora al significato di “uguali”. Per Rousseau gli esseri umani, allo stato di natura, erano tutti uguali (e anche buoni). Essi giocavano, copulavano, mangiavano, dormivano, tutti insieme; regnava insomma la pace assoluta fra loro perché tutti avevano le caverne uguali, le clave uguali e facevano tutti  anche le stesse cose quotidiane.

Ma un bel giorno, uno di loro, svegliatosi alle prime luci dell'alba e anche di cattivo umore per non aver riposato bene, evidentemente, uscì dalla sua dimora e dopo aver delimitato con un bastone un pezzo di terreno antistante la sua caverna cominciò ad urlare in modo che lo sentissero tutti: “Questo è tutto mio!”. 

Era nata la proprietà privata, foriera di ricchezza e povertà che determinò la conseguente disuguaglianza economica, portando con sé tutti gli altri mali.           

Oggi, in questa nostra epoca, c'è l'illusione diffusa di poter risolvere il problema della (dis)uguaglianza applicando il concetto, molto debole, della solidarietà. Se si ritiene che lo Stato moderno sia eccessivo nella garanzia delle libertà individuali, ci si accorge, allo stesso tempo, di come sia estremamente carente nella garanzia di un'uguaglianza di fatto. Di fatto e non di diritto. Per quanto possa sembrare strano, si può verificare che in uno Stato moderno un'uguaglianza di diritto risulti una disuguaglianza di fatto e che, al contrario, una disuguaglianza di diritto produca un'uguaglianza di fatto. Il diritto uguale per tutti, in uno Stato democratico quale il nostro, presuppone disuguaglianza di fatto: la possibilità astratta di ciascuno di discriminarsi rispetto agli altri. 

Un principio di “pseudo-uguaglianza”, quindi, così come lo descrive Orwell nel suo romanzo satirico “La fattoria degli animali”: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”

Per concludere queste brevi considerazioni sull'argomento, mi piace rammentare un passo del “Discorso sulla disuguaglianza” di Rousseau nel quale afferma: “E' manifestamente contro le leggi di natura che un pugno di uomini rigurgiti di cose superflue, mentre la moltitudine affamata manca del necessario”. Situazione, questa, che persiste ancora oggi e che potrebbe condurre ad un risultato: che la disuguaglianza esistente finisca per compromettere sino a rovesciare i già precari equilibri delle moderne democrazie. 
LIBERI e UGUALI (...?) 

27 dic. 2017 

Bruno Storella
 
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