giovedì 2 novembre 2017

Fisac Cgil Brindisi sulla chiusura degli sportelli bancari

Le soluzioni sviluppate dalle imprese fintech e dalle banche digitali hanno rivoluzionato le abitudini dei consumatori, consentendo alla clientela di effettuare tutti i tipi di operazioni bancarie senza dover andare in filiale. Le imprese fintech sono in continua ascesa e stanno scuotendo l’oligopolio a cui sono abituate le banche tradizionali.

Per sopravvivere a questi cambiamenti, le banche hanno fatto ricorso a diverse strategie ma la direttrice principale su cui si fondano è la politica di chiusura delle filiali e degli sportelli per alleggerire le strutture e ridurre i costi complessivi.

Negli ultimi anni i piani industriali dei gruppi bancari italiani sono stati tutti incentrati sul taglio dei costi. Tra le varie dinamiche in atto i principali obiettivi perseguiti sono il taglio del costo del lavoro e dei costi operativi. Questo si traduce in politiche di taglio degli organici, con dichiarazioni di esubero per svariate migliaia di lavoratori, e con processi di ridimensionamento delle reti sportellari, in sintesi con la chiusura di centinaia di filiali.

Se si provasse a fare un esame organico di quali siano le conseguenze per l’economia e la società dei territori in seguito all’applicazione di questi processi si otterrebbero delle analisi interessanti. Se prendiamo ad esempio gli effetti sulla città capoluogo di Brindisi il risultato è questo: interi quartieri non hanno nemmeno uno sportello bancario disponibile, o la presenza di un ATM intelligente o di un semplice sportello bancomat. I quartieri sono i seguenti: Santa Chiara, Sant’Elia, Sant’Angelo, Paradiso, Bozzano, Perrino, Cappuccini e gran parte del quartiere Commenda. Praticamente i due terzi della
città non hanno più uno sportello bancario a disposizione dei cittadini. I quali, per poter usufruire dei servizi creditizi, devono pertanto spostarsi in centro a meno di non abitare nei pochi quartieri in cui ci sia almeno una banca. Il punto è che i quartieri abbandonati dalle banche sono proprio quelli a maggiore densità di popolazione. Il problema è che quella popolazione non è interessante per le banche italiane perché si tratta di persone appartenenti alla media-bassa borghesia o alla vecchia classe operaia, in sintesi di persone che hanno pochi risparmi a disposizione o perlomeno non tanti da attirare l’attenzione del sistema creditizio. Sono utenti che sono costretti a migrare in altri sportelli e che necessariamente dovranno spostarsi nel circuito cittadino anche solo per prelevare al bancomat.

Volendo approfondire gli obiettivi dei processi di riorganizzazione della banche si verificherà che la clientela è considerata al livello di pacchi da spostare o da vendere. Infatti le dinamiche di ammodernamento o di spinta verso il digitale spesso corrisponde alla volontà di impedire ad alcune fasce di clienti di rivolgersi agli sportelli “fisici” per indirizzarli verso le web bank o le banche digitali, limitando l’assistenza a quella telefonica dei call-center, in cui, tra l’altro vengono smistati lavoratori bancari per contribuire alla riduzione degli organici presenti nelle filiali “fisiche”.

La riduzione di filiali, sta creando spesso lunghe code agli sportelli. Tutto questo sta causando un notevole disagio per i consumatori, disagio che si traduce in una minor affezione alla banca come istituzione.

Molte aziende di credito stanno usando questa rivoluzione tecnologica spesso come una scusa per chiudere filiali in modo indiscriminato e con il solo obiettivo di ridurre le spese e ristrutturare l’organizzazione del lavoro colpendo i diritti consolidati delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche quelli dell’utenza.

Indubbiamente, molti dei clienti hanno recepito in modo positivo la possibilità di eseguire operazioni in modo conveniente ed economico, soprattutto i più giovani, che sono abituati alle nuove tecnologie. Tuttavia, questa transizione, in alcuni casi imposta, ha colpito pesantemente altri gruppi di consumatori più vulnerabili, come gli anziani per esempio.

Alla luce di queste considerazioni, la strategia di ridurre i costi attraverso la chiusura delle filiali e la riduzione degli sportelli bancari potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, infatti uno dei pochi vantaggi delle banche rispetto alle imprese fintech è il rapporto diretto che hanno con i propri clienti attraverso le filiali.

Come Fisac/CGIL di Brindisi riteniamo che le banche debbano tornare ad essere un servizio a disposizione della collettività senza distinzioni di classe, ovviamente retribuito ma scevro da fini speculativi. A suo tempo fummo scettici sul proliferare di filiali in modo indiscriminato ma ciò che sta accadendo adesso è la costruzione di un oligopolio che non tiene in alcun conto le esigenze delle persone e che le costringe ad un servizio di pessima qualità contro un costo medio elevato. E’ una contraddizione che esprime una logica di potere economico finanziario esercitato a danno della collettività, delle lavoratrici e
dei lavoratori del comparto bancario.

Fisac Cgil Brindisi
 
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