lunedì 30 ottobre 2017

Zes. Dipietrangelo: Brindisi ha bisogno di chiarezza e di certezze per uscire dal pantano

È diffusa la sensazione in città  che Brindisi sia vittima di un complotto e non di scelte politiche sbagliate fatte a Roma come a Bari e agevolate da classi dirigenti conniventi o logorate e non  in grado di rappresentarla e di difenderla.  Non servono ne’ “santoni e ne’ sciamani” ( copyright Stamerra )  con le loro analisi e le stantie e arzigogolate vecchie progettualità. Per non parlare poi di chi risveglia il suo interesse  alla città  sotto ogni scadenza elettorale. 

Malgrado i dati che sempre più spesso vengono forniti sullo stato di disagio in cui versa la città, non ci sono autocritiche e ne’ reazioni consapevoli e adeguate alla gravità. Come se si avesse paura della verità e di dire la verità. Se si escludono i periodici gridi di allarme dei sindacati, e se non fosse per alcuni organi di informazione, questi dati scomparirebbero il giorno dopo la loro pubblicazione. Infatti anche quando vengono denunciati sono immediatamente  rimossi per paura di dover trarne le conseguenze. 

Così come non servono le adunate da palcoscenico alla presenza di ministri e assessori regionali durante le quali questi dati vengono nascosti o omessi per  magnificare  le sorti di una Brindisi capitale  industriale del mediterraneo (sic!),così non servono tavoli di incontri castali e di “parvenu”, utili per creare ennesime illusioni di sviluppo che bene che vada servono solo a coprire qualche progetto per servizi parassitari o particolari interessi degli stessi partecipanti a questi tavoli.  

In questi giorni sono apparsi e poco commentati i dati delle statistiche 2017 "ICity Rate 2017". Brindisi è agli ultimi posti anche qui. Povertà crescente, stagnazione dello sviluppo, fragilità del mercato del lavoro, mancanza di innovazione, efficienza amministrativa carente, sicurezza e legalità  fanno desiderare. Il quadro che esce non solo è desolante perché relegano brindisi all' 88mo posto su 106 capoluoghi, ma è drammaticamente preoccupante se non disperato. 

Ci vorrebbe una conoscenza della realtà  e una onestà intellettuale di cui la città è priva anche per la mancanza di una borghesia pensante (come sottolinea Stamerra in un suo recente intervento) e disponibile a lavorare per interesse generale e per la città. 

Quando qualcuno parla di una rottura con il passato non significa  solo un passo indietro di chi nel bene e nel male ha avuto direttamente o indirettamente le sue responsabilità,  propone un profondo cambiamento di cui la città ha bisogno per essere  aiutata a credere in se stessa per ritrovare la energia necessaria alla fuoriuscita dal tunnel in cui è stata portata. Ci vogliono novità forti e costruite con il necessario coraggio se si vuole fronteggiare una crisi sociale, economica, morale della dimensione che statistiche e dati ci sbattono ormai da tempo in faccia.

Lo stato di salute della popolazione è a dir poco allarmante(lo dicono tutti i dati relativi alla mortalità, alla diffusione di malattie da tumore, di malattie rare che a Brindisi sono meno rare che altrove). La disoccupazione generale in città ha raggiunto il 35% e quella giovanile il 60%. Da anni si assiste al decremento demografico (si fanno sempre meno figli e i giovani vanno via). Il PIL mentre in Puglia cresce del 1,2% a Brindisi solo dello 0,9% (ultima città pugliese). La cassa integrazione e la mobilità sono in aumento, imprese storiche brindisine vedono aumentare le proprie difficoltà e rischiano ormai  di fallire o di chiudere. 

Il vecchio modello di sviluppo non solo non garantisce più i vecchi livelli occupazionali e produttivi, ma è diventato esso stesso un ostacolo a dare un futuro alla città dopo averla utilizzata, inquinata e resa marginale.  Rottura con il passato significa anche questo: liberarsi del pesante fardello del vecchio modello di sviluppo, delle sue dinamiche, dei riti e dei protagonisti che lo hanno contraddistinto e sostenuto. 

Fare i conti con la realtà e con i dati è la precondizione per una proposta credibile di cambiamento. Ci vogliono idee nuove, uomini coraggiosi e non impigliati nei vecchi meccanismi del potere per ridare a Brindisi una nuova collocazione e una attrativita’  non solo di investimenti ma anche di funzioni adeguate alle sue potenzialità. Sarebbe necessario innanzitutto un patto per una “riconversione ecologica della economia brindisina” con l’obiettivo di avviare prime risposte credibili,innovative e sostenibili, alla dimensione della domanda di lavoro che si è sedimentata in città. Un piano da realizzare gradualmente ma con convinzione e determinazione. 

Per queste ragioni non appaiono per niente convincenti le modalità e i contenuti con cui in Puglia e a Brindisi si sta affrontando la discussione sulle Zone Economiche Speciali. Si sta perdendo ancora una volta un’occasione. 

Le Zes sono solo uno dei possibili strumenti di sostegno a nuovi investimenti, anche se un po’ troppo enfatizzate, prive ancora  di chiarezza e miserevolmente finanziate (per 5 regioni del sud fino al 2020 solo 200 milioni!). Le Zes dovrebbero attrarre innanzitutto investimenti stranieri e sostenere quelli che hanno bisogno di procedure doganali e fiscali agevolate per l’export.  Quando diventano tante e su aree con delimitazioni a maglie larghissime, perdono, ammessa la loro realizzabilità, qualsiasi efficacia.

Le Zes che in Puglia dovrebbero essere due, una a Taranto e l’altra a Bari/Brindisi, rischiano non solo di essere vanificate ma di diventare un fallimento prima di essere realizzate, se non un’illusione buona solo per campagne elettorali di candidati disperati. Gia’ la parola stessa “zona” significa una delimitazione di un’area micro più che macro. E allora perché si è scatenata anche da parte di chi dovrebbe scegliere(i rappresentanti del pd innanzitutto a Bari e a Roma ) una rincorsa per  far diventare, di fatto, tutta la Puglia e la stessa Basilicata una zona speciale? 

Ogni giorno si leggono iniziative e proposte per estendere la “zona speciale” ad ogni area della Puglia. A Brindisi dal porto e dall’area industriale  ad esso adiacente si è passati a Francavilla, a Ostuni, a Fasano, al Salento. 

Che significa? Tutto il territorio diventa zona economica speciale? E come la metteremmo con la Unione Europea?  E quei miseri 200 milioni per quasi tutto il meridione che sviluppo potrebbero sostenere? Era ed è invece l’occasione per scegliere, per darsi in Puglia delle priorità, per individuare settori e per valorizzare le aree portuali che hanno  soprattutto una potenzialità e una funzione industriale. Brindisi ha  le condizioni ottimali per una Zes.

Perché non si è fatta una scelta più chiara per la la Zes? Tavoli a Brindisi, a Taranto, a Bari ...sembra di stare in una falegnameria o in un ristorante. Bisognava scegliere Brindisi come unica “zona speciale” dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico meridionale. Si fa ancora in tempo. Si farebbe una scelta strategica che darebbe un senso alla zes e alla sua operatività attrattiva. Si individui solo Brindisi in quanto strategica per la conformazione del porto e per un’area industriale infrastrutturata a ridosso di esso. 

Una Zes a Brindisi e solo a Brindisi e una solo a Taranto ridarebbe alle Zes pugliesi un valore e un significato coerente con le stesse funzioni che ad esse si vorrebbero dare e ripagherebbero parzialmente le due città per i danni subiti da una industrializzazione che oggi non è in grado neanche di dare più certezze occupazionali e produttive oltreché ambientali.  Non servono allora tavoli per istruire proposte,  sono necessarie  scelte coraggiose e incisive che solo classi dirigenti capaci e avvedute possono fare. 

Ecco, Brindisi avrebbe bisogno di queste scelte chiare e per esse di chiamare tutta la città a lottare sbarazzandosi di tutte quelle  mediazioni e di quei sotterfugi dei soliti noti che sanno tanto di doppiezza e ipocrisia e rappresentati da tanti sepolcri imbiancati che si aggirano in nome di Brindisi a vari livelli, compresi quelli istituzionali regionali e nazionali. 

A Brindisi in questa lotta per il cambiamento una sinistra che si unisce e ritorna a fare la sinistra (stare dalla parte di chi ha bisogno, dei perdenti e non dei vincenti della globalizzazione) è chiamata a dare il suo contributo di idee, di innovazione coraggiosa,  mettendo a disposizione, donne e uomini nuovi e competenti. 
Il cantiere è aperto!

Carmine Dipietrangelo
Presidente Leftbrindisi 
Coordinamento cittadino  Art1 
 
 
 
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