mercoledì 5 luglio 2017

Presentazione a Bari degli Studi Epidemiologici Brindisi. Michele Emiliano : “Decarbonizzare allunga la vita”.

Una battaglia che finalmente, gradualmente, sta avendo i propri frutti.  Quella del movimento Brindisi Bene Comune, condivisa dalle altre realta’ del territorio e le varie associazioni ambientaliste  e comitati, insomma a chi davvero tiene alla propria citta’ e al territorio sotto il profilo ambientale e della salute.

Nelle scorse ore presentato a Bari lo Studio Epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi. Hanno partecipato alla presentazione dello Studio, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il commissario dell’Aress Giovanni Gorgoni e Vito Bruno, direttore dell’Arpa. Presenze qualificate, oltre ad esponenti della politica brindisina che, finalmente, nel suo complesso, sta prendendo atto di una  delicata situazione spesso sottovalutata e trascurata.  In poche parole, in tutti questi anni, c’è chi ha “offeso” la dignita di un territorio.

Ecco le dichiarazioni del  Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano:  ““Decarbonizzare allunga la vita – ha detto il Presidente Emiliano - eliminare il carbone dai processi produttivi abbassa sostanzialmente i livelli delle malattie connesse alle emissioni e migliora la qualità della vita. Lo studio che presentiamo oggi, ancora più evoluto di quello di Taranto, ha però provato la stessa circostanza e cioè che in presenza di maggiori quantitativi di carbone impiegati nei processi produttivi, soprattutto in mancanza di adeguate apparecchiature di contenimento dell’agente inquinante, le malattie aumentano sia quelle ad effetto immediato, cioè la mortalità da pm10 che cresce in maniera connessa all’aumentare delle emissioni, sia ovviamente quelle malattie che hanno un periodo di incubazione più lungo che, anche in questo studio, sono state individuate come strettamente connesse ai livelli produttivi e quindi all’impiego del carbone”.

Insomma, un vero e proprio atto di accusa quello di Emiliano, e vogliamo appunto essere convinti di una nuova presa di coscienza da parte della classe politica, rispetto a quella parte accondiscende, affarista, complice anche  di  un  “ sistema perverso  a danno soprattutto della salute dei cittadini”.

Il  Presidente insiste   sulla de carbonizzazione:  “Sotto questo aspetto – ha insistito il Presidente - la Regione Puglia è l’unica regione italiana che combatte, ancora da sola purtroppo, la battaglia per la decarbonizzazione anche se la Regione Lazio ci sta dando una mano. Manca adesso il sostegno politico da parte di tutte le altre regioni. Certo la Puglia è la regione italiana con il più alto livello di emissioni inquinanti in atmosfera (co2, diossina etc) quindi abbiamo una consapevolezza più chiara rispetto a questi processi. Però se anche le altre regioni ponessero finalmente ai governi la questione della decarbonizzazione sarebbe certamente un primo importante passo”.

Emiliano ha riportato l’esempio dell’Inghilterra che ha risolto “la questione con un provvedimento che porterà il paese in pochi anni a diventare sostanzialmente un paese carbon free. Se facessimo come l'Inghilterra potremmo dire di aver rispettato il trattato di Parigi COP 21, anche perché come al solito firmiamo i trattati ma li ignoriamo per quanto riguarda la loro attuazione. In questo caso quindi sarebbe davvero un successo”.

Sono intervenuti alla presentazione dello Studio Epidemiologico anche Vito Bruno, direttore generale Arpa Puglia: (“Arpa Puglia ha fornito un fondamentale contributo nel raccogliere ed elaborare tutti i dati ambientali posti a base dello studio. Peraltro Arpa stimolerà tutte le iniziative finalizzate al rafforzamento degli strumenti di collaborazione con Aress e con le altre PA che si occupano di tutela e prevenzione in ambito sanitario”) e Giovanni Gorgoni, commissario Aress (“lo studio di oggi è un contributo di informazione e conoscenza scientifica che è spesso la grande ma decisiva assente nelle questioni di salute, lasciate spesso in balia dell'opinionismo disinformato. Ma è anche una conferma che sempre di più certa comunicazione è anche prevenzione e cura”).
Per concludere,  la cartella  Aress :     

Anche in questo studio, come nel caso di Taranto, sono stati valutati gli effetti delle esposizioni ambientali e occupazionali sulla mortalità/morbosità della popolazione residente utilizzando il disegno epidemiologico della coorte residenziale (la coorte, nella scienza statistica e nella demografia, indica un insieme di individui, facenti parte di una popolazione predefinita, caratterizzati dall'aver sperimentato una stessa condizione in un periodo predefinito).

La coorte in studio è costituita dalle 223.934 persone, residenti tra il 1 Gennaio 2000 ed il 31 Dicembre 2010 nei comuni di comuni di Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Mesagne, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni e Torchiarolo. Sono stati utilizzati gli archivi anagrafici comunali per l’arruolamento delle coorti dei residenti, il Registro Regionale delle Cause di Morte, le Schede di Dimissione Ospedaliera e il Registro Tumori di popolazione. Tutti i soggetti sono stati seguiti fino al 31 Dicembre 2013, ovvero fino alla data di morte o di emigrazione. 

A ogni individuo della coorte, sulla base dell’indirizzo di residenza, sono stati attribuiti gli indicatori della esposizione alle fonti di inquinamento presenti nell’area stimati mediante modelli di dispersione in atmosfera. Sono stati considerati come inquinanti traccianti: Particolato (PM10) e Anidride Solforosa (SO2) per le centrali termoelettriche mentre i Composti Organici Volatili (COV) sono stati i traccianti per il complesso petrolchimico. Per ciascun residente è stata dunque ricostruita l’esposizione analizzando le emissioni degli impianti industriali relative al periodo 1991 – 2014. Per la ricostruzione degli scenari emissivi è stata condotta una complessa attività di ricerca ed analisi documentale attraverso il reperimento e la consultazione della documentazione disponibile presso il Dipartimento di Brindisi di Arpa Puglia (studi di impatto ambientale, domande di autorizzazione ai sensi del DPR 203/88, documentazione per AIA, rapporti di impatto d’area, ecc). Sono stati acquisiti, inoltre, i riscontri alle specifiche richieste di informazione e di dati storici trasmesse alle società che attualmente gestiscono il polo petrolchimico e le centrali termoelettriche, anche svolgendo sopralluoghi presso gli impianti, mirati ad acquisire ulteriori informazioni e documentazioni utili. Per ciascun anno del periodo in studio è stato dunque ricostruito lo scenario emissivo di ciascun impianto. 

In questo studio, tutte le associazioni tra le esposizioni ambientali e patologie/mortalità sono state stimate tenendo conto delle caratteristiche individuali, del livello socio-economico e dell’esposizione occupazionale dei residenti.

In sintesi, lo studio ha fornito i seguenti risultati:

1. Il quadro emissivo dagli impianti si è modificato profondamente nel periodo 1991-2014: si registrano valori più elevati negli anni ’90 e una diminuzione costante nelle decadi successive, anche a seguito della cessazione delle attività della centrale Edipower nel 2012.

2. Le emissioni industriali risultano associate ad un aumento della morbosità e della mortalità nell’area in studio: è stata riscontrata una relazione tra i livelli espositivi del passato (stimate al 1997) a PM10 ed SO2 di origine industriale (centrali termoelettriche) e COV (petrolchimico) e mortalità per cause specifiche (tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie) ed incidenza di alcune forme tumorali (polmone). L’esame dei ricoveri ospedalieri in rapporto con le esposizioni ambientali stimate per ogni anno dello studio mostra un’associazione tra inquinanti e malattie cardiovascolari, respiratorie (centrali elettriche) e le malformazioni congenite (petrolchimico).

3. L’associazione tra emissioni da centrali termoelettriche e ricoveri ospedalieri per malattie cardiovascolari e respiratorie è stata esaminata per tre periodi dello studio: 2000-2004, 2005-2009 e 2010-2013:

a. L’analisi del ricorso alle cure ospedaliere per l’intero periodo di studio e considerando l’esposizione annuale ha evidenziato che alle concentrazioni più alte degli inquinanti di origine industriale, sia delle centrali sia del petrolchimico, corrispondono eccessi di ospedalizzazioni per diabete, malattie neurologiche, patologie cardiovascolari e respiratorie. L’esposizione ad inquinanti da polo petrolchimico è risultata associata a ricoveri nel primo anno di vita per malformazioni congenite, associazione non più presente nell’ultimo periodo in studio. 

b. L’analisi del ricorso alle cure ospedaliere per malattie cardiovascolari e respiratorie nei tre periodi (2000-2004, 2005-2009, 2010-2013) ha mostrato effetti decisamente più marcati nel primo periodo e la presenza di un effetto residuo anche nell’ultimo periodo di osservazione, che potrebbe essere ascrivibile ad un ruolo della pregressa maggiore esposizione.

In allegato al rapporto è riportata un’analisi per deprivazione socio-economica e un’analisi della mortalità per quartiere/comune di residenza, indipendentemente dai livelli di esposizione.
I risultati dello studio suggeriscono, oltre alla necessità di proseguire l’osservazione epidemiologica, l’attuazione di tutte le misure preventive atte a tutelare la salute della popolazione, compresa l’adozione delle migliori tecniche disponibili per il contenimento delle emissioni industriali.

Articolo di Ferdinando Cocciolo.  
 
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