giovedì 6 aprile 2017

CARCERI, DETENUTI CON LICENZA DI………EVADERE

In questi giorni si parla molto delle evasioni di detenuti che avvengono nelle patrie galere, ma gli addetti ai lavori sanno bene che se non sono fuggiti molti più detenuti dai penitenziari nazionali, è solo grazie al sacrificio dei poliziotti penitenziari che non si sa quanto potranno reggere ancora considerata la grave carenza di organico.

Ciò accade poiché sta andando avanti un progetto del DAP, dipartimento amministrazione penitenziaria, che ha come effetto collaterale quello di destabilizzare le carceri Italiane con provvedimenti che da una parte allargano le pretese ed i diritti dei detenuti, dall’altra rendono sempre meno efficaci i compiti della Polizia Penitenziaria in materia di sicurezza,  mortificandone la professionalità e la dignità lavorativa.

Chi non ricorda il “patto di responsabilità” con i detenuti che in nome di una maggiore libertà, si sarebbero dovuti  “comportare bene”; oppure della “vigilanza dinamica” voluta per rispondere alla Sentenza Torreggiani che in un certo senso consente ai detenuti  di autogestirsi; eppoi ancora i colloqui con i familiari all’aperto senza adeguato controllo, l’utilizzo di computer, internet, skype, nonché una miriade di attività culturali, scolastiche con pochissimi poliziotti a controllare.

A seguito di  queste “larghe aperture” in nome della rieducazione che rimane un miraggio, non sono certo diminuiti carceri gli atti di autolesionismo, le prevaricazioni, le aggressioni tra detenuti o contro agenti; i suicidi dei detenuti o dei poliziotti sottoposti a grave stress; le evasioni; anzi!!!

Nonostante questa situazione assai pericolosa, CHI  sta nelle stanze dei bottoni invece di prendere provvedimenti urgenti, si preoccupa di  cambiare alcune terminologie ritenute offensive per i detenuti che tra non molto, potrebbero  chiamarsi  “diversamente liberi”, o come le “celle” in cui dormono, che già da domani si chiameranno “camere di pernottamento”.

Questo modo di fare ci ricorda la regina Antonietta che al popolo che non aveva pane consigliava di mangiare le brioche, così ai sindacati che chiedono uomini e sicurezza, sempre gli stessi signori del DAP, rispondono con la riduzione degli organici (ben tre negli ultimi 15 anni compreso l’ultimo). Poi tutti sanno come è andata a finire!!!!!!!

Eppure i vertici del DAP conoscono molto bene la situazione delle carceri, poiché giornalmente vengono informati delle varie emergenze  dai loro dirigenti di  periferia, dai sindacati, nonchè dai mezzi di informazione sia locali che nazionali.

Così  se il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, si permette di denunciare  il grave stato di insicurezza che si vive nelle carceri italiane, viene subito tacciato di allarmismo o peggio.

La cosa più preoccupante è che i detenuti ristretti nelle carceri  conoscono  benissimo le varie problematiche che riducono la sicurezza,  soprattutto nelle ore serali e notturne (il momento migliore per le evasioni) sia per la carenza di personale, sia perché i sistemi di allarme sono per la gran parte fuori uso, per colpa della mancata manutenzione, mentre   in molti casi, i Prefetti, le forze dell’ordine, i Sindaci ed i cittadini ignorano il pericolo incombente sui loro territori.

In Puglia, per esempio, milioni di euro spesi per le sale regie delle carceri di Foggia e Bari che però non sono mai entrate in funzione, e a nessuno è stato mai chiesto conto di questo spreco.

Questi signori sono convinti che l’aver dato la massima libertà ai detenuti, soprattutto italiani, li mette al riparo da situazioni pericolose, dimenticando però che le carceri sono anche piene di stranieri (tra cui islamici) che non hanno nulla da perdere, poiché non hanno diritto a  nessun beneficio, per cui ogni occasione è buona per creare disordine o peggio per evadere.  

Più volte, per esempio, abbiamo chiesto mezzi e risorse per contrastare più efficacemente  chi ha interesse a far entrare nelle carceri armi, telefonini, stupefacenti, utilizzando la tecnologia, per esempio i droni o altri sistemi tecnologici, ma inutilmente. Una guerra  quasi persa poiché i cattivi hanno risorse e mezzi, mentre i buoni sono ridotti con le pezze sul sedere e possono contare solo sulla loro esperienza e professionalità.
Con l’ultima  proposta  di ridurre l’organico della polizia penitenziaria, si arriverà tra non molto, a richiedere l’utilizzo  dell’esercito in molte carceri, proprio per la mancanza di poliziotti. 

E così per loro va tutto bene anche perché alla fine a pagare sono sempre gli altri, mentre poi gli eversori  che spargono allarmismo sarebbero i sindacalisti che hanno la sola colpa di denunciare cosa sta veramente accadendo nelle carceri, poiché  un evasione, in queste condizioni, potrebbe accadere in qualsiasi momento. 
      
 
 
 
 
Venerdì 22 settembre alle ore 19.00 appuntamento presso il Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano per una ...

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