martedì 14 febbraio 2017

TEATRO VERDI, ALESSANDRO HABER È «IL PADRE» DI LUCREZIA LANTE DELLA ROVERE

Vincitore del prestigioso «Prix Molières» nel 2014, il bellissimo e toccante testo di Florian Zeller arriva sul palcoscenico del Teatro Verdi di Brindisi giovedì 16 febbraio (ore 20.30) con due straordinari protagonisti della scena italiana, Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere.

Una pièce di grande emozione che racconta con sorriso e ironia, delicatezza e intelligenza, lo spaesamento di un uomo la cui memoria inizia a vacillare e confondere tempi, luoghi e persone. Tutto questo è «Il Padre» di Florian Zeller, interpretato da Alessandro Haber, il padre appunto, e Lucrezia Lante della Rovere, la figlia, in scena giovedì 16 febbraio alle 20.30 al Teatro Verdi di Brindisi. La regia è di Piero Maccarinelli. Completano il cast David Sebasti, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Alessandro Parise.

«Il Padre» debutta nel settembre del 2012 al «Hébertot Theatre» di Parigi e replica sulle scene francesi fino al 2014 riscuotendo un grandissimo successo. Candidato al prestigioso «Prix Molières» nel 2014, è premiato come migliore spettacolo dell’anno. L’anno successivo l’opera è adattata per il grande schermo da Philippe Le Guay col titolo «Florida», quindi è messa in scena a Londra, al «Wyndham’s Theatre» e al «Tricycle Theatre», infine a marzo dello scorso anno anche al «Manhattan Theatre Club» di Broadway.

Andrea è un uomo molto attivo, nonostante la sua età, ma mostra i primi segni di una malattia che potrebbe far pensare al morbo di Alzheimer. Anna, sua figlia, che è molto legata a lui, cerca solo il suo benessere e la sua sicurezza. Ma l’impietoso avanzare della malattia la spinge a proporgli di stabilirsi nel grande appartamento che condivide con il marito. Lei crede che sia la soluzione migliore per il padre che ha tanto amato e con cui ha condiviso le gioie della vita. 

Tuttavia, le cose non vanno come previsto: l’uomo si rivela essere un personaggio fantastico, colorato, affatto deciso a rinunciare alla sua indipendenza. La sua progressiva degenerazione getta nella costernazione i familiari, ma la sapiente penna di Zeller riesce a descrivere una situazione che, seppur tragica per la crescente mancanza di comunicazione causata dalla perdita di memoria, viene affrontata con leggerezza e con amara e pungente ironia. Tutto a poco a poco va scomparendo: i punti di riferimento, i ricordi, la felicità della famiglia. La perdita dell’autonomia del padre, Andrea, progredisce al punto che Anna è costretta a prendere decisioni al suo posto e contro la sua volontà.

Colpisce l’abilità con cui l’autore fa vivere empaticamente le contraddizioni del protagonista, il quale, perdendo per gradi le sue facoltà logico-analitiche e non riuscendo più a distinguere il reale dall’immaginario, trascina con grande emozione in un percorso dolorosamente poetico. «Andrea è un personaggio tragicomico - ha detto il neosettantenne Alessandro Haber - che inizia a perdere la memoria, a scollegarsi poco a poco con la realtà e nel suo perdersi diventa ridicolo; si ride molto nello spettacolo e alla fine si soffre atrocemente. Il pubblico sta dentro di me che ho l'Alzheimer; la grande intuizione sta nel mostrargli ciò che vedo e sento io, mia figlia senza riconoscerla, un'età che non mi appartiene; poi freddure e cinismo, prima sono un bambino, poi strabordo di lucidità e vedo gli altri intorno a me non capirci nulla e sono io che dico loro: fatevi curare».

La pièce affronta con leggerezza mai superficiale il delicato tema della malattia, ricorrendo all’arma dell'ironia per elaborare e superare il dolore della vita. Andrea ha solo un modo per trattare la malattia oltre la passiva accettazione, quello di affrontarla con sana irriverenza. «Ho più paura della morte - ha ammesso Haber -. Non mi sento vecchio, me ne accorgo solo quando mi guardo allo specchio; il teatro è magnifico, mi permette di rimanere sempre con i miei giocattoli. La mia età, però, è quella che è, e una riflessione sulla morte viene naturale. È che mi dispiacerà quando arriverà quel momento; mi vedo immerso nel grigio eterno; immagino un regista che ha voluto giocare con noi, e poi il nulla».

Il testo di Zeller si presenta a un certo punto nel cammino dell’attore, ma l’incontro non è mai casuale perché l’attore è pronto solo in quel momento a cucirselo addosso. «Me lo ritrovai sulla scrivania qualche anno fa - ha concluso l’attore bolognese -. Lo lessi, forse distratto. Stavo lavorando ad altro, avevo troppi pensieri. Al momento non mi fece una grande impressione. Me lo riproposero qualche tempo dopo e ricordai di averlo già avuto sotto mano. Mi piacque. Decisi di creare Andrea, l’ho amato subito. Il teatro non è come il cinema, dove il tuo successo dipende anche dagli altri. Qui ci sei solo tu che devi dare colore alle cose. È una creazione. Così ho creato Andrea».

Si comincia alle ore 20.30
Durata dello spettacolo: un’ora e 40 minuti (atto unico)
Ingressi da 18 a 25 euro (ridotti da 16 a 22 euro); studenti al di sotto dei 25 anni 10 euro; ragazzi fino a 12 anni e gruppi scolastici di minimo 15 studenti 6 euro
 
 ph Fabio Lovino
 

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