martedì 31 gennaio 2017

DANIELE PECCI SI VESTE DI «AMLETO» AL TEATRO VERDI DI BRINDISI

«Che destino infame, essere venuti al mondo solo per rimetterlo a posto». Questa una delle frasi dell’«Amleto» diretto e interpretato da Daniele Pecci. Il testo di Shakespeare è spogliato della veste classica e adattato con un tessuto vicino allo spettatore. In scena al Teatro Verdi mercoledì 8 febbraio (ore 20.30).

La stagione del Teatro Verdi di Brindisi continua mercoledì 8 febbraio (ore 20.30) con «Amleto» di William Shakespeare. Protagonisti Daniele Pecci, che firma anche la regia e l’adattamento, e la straordinaria Maddalena Crippa nel ruolo della regina Gertrude. 

Nella versione che sarà in scena a Brindisi, la tragedia shakespeariana è trasposta negli anni Trenta per presentare un Amleto contemporaneo, un principe di Danimarca con la barba incolta, trasandato, arguto, un “hipster” tormentato e assetato di giustizia, la cui arma più letale è il sarcasmo. Un Amleto asciutto alle prese con le stesse domande dell’uomo di oggi. «Lo impersono - ha detto il regista e interprete - come un uomo in crisi dei primi anni del Novecento, gli anni in cui nasceva la psicanalisi e si affermava il sapere psicologico. Rileggere il celebre monologo fa scoprire la lotta dell’uomo contro la burocrazia, i calci in faccia al talento, la lentezza della giustizia. Alla fine devi essere, non puoi non essere, ma ci vuole un coraggio grande per stare nella parte ogni mattina in questo mondo».

Daniele Pecci, tra gli interpreti più versatili e completi della scena, è un grande conoscitore del testo del Bardo: «Lo vidi da ragazzino, mi cambiò la vita: poi anni di studio, la laurea su quel testo. Ora lo recito con la mia regia nel teatro che fu di uno dei più grandi Amleto di sempre, Vittorio Gassman: un privilegio e una responsabilità», ha raccontato. Accanto a lui, in scena Maddalena Crippa nel ruolo di Gertrude, l’indegna madre, personaggio complesso e controverso, dalla forte femminilità, che svela il lato oscuro delle donne, nei legami con la famiglia e nei rapporti a volte segnati dalla violenza.

«La tragedia di Amleto, Principe di Danimarca» di William Shakespeare (1601) è senza dubbio il testo teatrale più importante della modernità; più di chiunque altro, e soprattutto per primo, il grande drammaturgo inglese è riuscito a rappresentare le infinite contraddizioni dell’essere umano, di fronte al problema di come restare al mondo e affrontare il futuro, il destino, l’amore, le ingiustizie, le controversie, il dolore, la perdita.

Nel nuovo «Amleto» allestito da Daniele Pecci l’elemento fondamentale resta il testo, anche se ridotto (nella versione originale durerebbe più di quattro ore) e fedele all’originale e non alterato, con una traduzione in grado di esaltare la poetica, scandito da una prosa scorrevole, allestito con una scenografia semplice e una recitazione vicina al nostro mondo, senza troppe mediazioni tra attori e pubblico. 

Pecci sceglie dunque l’originale percorso narrativo della tragedia, ambientando l’azione nel secolo scorso, in un palazzo dalle ampie sale con pareti ricoperte da grandi specchi ossidati. È qui che Amleto sfata il mito che lo vorrebbe dilaniato dal sospetto, dalla rabbia e dalla sete di vendetta nei confronti della madre, la regina Gertrude, e del re Claudio suo zio, mostrandosi invece come un uomo razionale, meditativo, capace di ascoltare le parole del fantasma del padre che insinuano il sospetto del suo assassinio per mano di Claudio, e di diffidarne senza perdere la fiducia nel proprio intelletto. Amleto è un uomo solo. Solo con la sua coscienza che scava e si interroga. Credere alla verità rivelata dal fantasma e vendicare il padre oppure adagiarsi ed aspettare la morte dello zio per ereditare il regno?

«Amleto è probabilmente il più grande testo che sia mai stato scritto - ha sottolineato Pecci -, e io sono inciampato un po’ per caso, un po’ per fortuna in questo mestiere, in questa letteratura, in questa bellezza, l’ho trovata speciale, meravigliosa, risolutiva, mi ha cambiato la vita. Mi sento in dovere di trasmetterla al pubblico, anche quello che solitamente non frequenta il teatro».

Si comincia alle ore 20.30
Durata dello spettacolo: 2 ore e 40 minuti con intervallo
Ingressi da 18 a 25 euro (ridotti da 16 a 22 euro); studenti al di sotto dei 25 anni 10 euro; ragazzi fino a 12 anni e gruppi scolastici di minimo 15 studenti 6 euro
 
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