sabato 20 giugno 2015

Goletta Verde di Legambiente salpa dalla Croazia

Goletta Verde di Legambiente salpa dalla Croazia con una grande mobilitazione internazionale in difesa dell’Adriatico: NO OIL - Stop Sea drilling. Due mesi di navigazione e 30 tappe lungo tutta la Penisola per combattere le illegalità a danno del mare e delle coste.  L’imbarcazione ambientalista sosterà in Puglia dall’8 al 13 luglio  con tappe a Peschici, Polignano a Mare e Otranto.  SOS Goletta Verde per difendere il mare dall’inquinamento: segnala a Legambiente tubature che scaricano in mare, liquidi o sostanze sospette in acqua

Fermare la folle corsa all’oro nero e difendere il mare e le coste dell’Adriatico dall’assalto delle compagnie petrolifere. Goletta Verde quest’anno salpa dalla Croazia per creare un fronte comune contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico, a partire dalle nuove richieste avanzate dalle compagnie, per scegliere un diverso sviluppo economico, sociale e ambientale per quest’area. Un appello promosso da Legambiente e lanciato oggi a Rovigno insieme alla coalizione ambientalista croata SOS Adriatico e numerose altre associazioni, sigle e cittadini. Il manifesto NO OIL - StopSeadrilling è un impegno comune per il futuro del mare Adriatico che vede cittadini, associazioni, istituzioni, comitati ma anche pescatori e balneatori in prima linea. Flash mob e azioni di protesta sono in programma oggi in diverse città che si affacciano sull’Adriatico tra le quali Trieste, Caorle, Jesolo, San Michele al Tagliamento, Rosolina, Ravenna, Ancona, Pescara, Polignano a Mare. Così come in contemporanea saranno organizzate iniziative in Croazia, Albania, Montenegro e Bosnia Herzegovina. Tutti potranno partecipare alla protesta disegnando il proprio striscione per chiedere lo stop alle estrazioni di petrolio. Un appello rivolto anche al popolo social che potrà interagire con l’hashtag #STOPseadrilling.

L’Adriatico, per le sue caratteristiche di “mare chiuso”, è un ecosistema molto importante e un ambiente estremamente fragile già messo a dura prova con 78 concessioni già attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata a cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, tutto questo per un’area di circa 55.595 kmq. A queste si aggiunge il via libera rilasciato ad inizio giugno dal ministero dell’Ambiente a due compagnie per compiere prospezioni su oltre 45mila kmq nell’Adriatico italiano. Le quantità di idrocarburi in gioco, però, inciderebbero ben poco sull’economia e sull’indipendenza energetica dello Stato. Tutto il greggio presente sotto il mare italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, sarebbe infatti sufficiente, stando ai consumi attuali, al fabbisogno energetico di sole 8 settimane. La maggior parte del guadagno andrebbe a compagnie private. Gli eventuali e possibili danni ricadrebbero sulla collettività.

«Le coste della nostra regione continuano ad essere assediate da richieste di permessi di prospezione e ricerca. Ben sei decreti di VIA positiva su dieci, emanati dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali solo da inizio giugno, riguardano aree situate di fronte alle coste pugliesi per 4.644 kmq - dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - A questi si aggiungono altre nove istanze di permesso di ricerca in fase decisoria. A tal proposito, chiediamo di sottoscrivere il manifesto NO OIL - StopSeadrilling perché riteniamo necessario istituire un tavolo che coinvolga l’Italia, la Croazia e tutti i Paesi costieri per ragionare su quale deve essere il futuro del Mar Adriatico con le popolazioni locali, le associazioni ed i portatori di interessi a beneficio della collettività. Oggi abbiamo la possibilità di investire su un grande futuro per il Mar Adriatico che metta al centro la tutela della biodiversità marina, il rilancio dell’economia legata ad una pesca sostenibile e la promozione di una nuova idea di turismo legato al mare che faccia della sostenibilità ambientale il suo punto di forza».

Dopo la tappa in Croazia la Goletta Verde salperà per un viaggio di due mesi - realizzato grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio Oli Usati e dei partner tecnici Hach, Novamont e Nau! - che lambirà le coste di tutta Italia, dall’Adriatico allo Ionio, dal Tirreno al Mar Ligure, per un totale di 30 tappe, 2.000 miglia nautiche e 500 ore di navigazione. Sotto la lente d’ingrandimento della campagna di Legambiente, che quest’anno compie 30 anni, i problemi della depurazione dei reflui, il monitoraggio delle plastiche in mare (macro e microlitter), la lotta contro le illegalità a danno di mare e coste ma anche l’Italia più bella e il turismo sostenibile.

Come sempre il viaggio dell’imbarcazione è anticipato da un team di tecnici di Legambiente che conduce un monitoraggio scientifico a caccia dei punti più critici, denunciando le situazioni di insufficienza depurativa che mettono maggiormente a rischio le nostre acque. Analisi rese possibili anche grazie alle segnalazioni di cittadini e turisti inviate al servizio SOS Goletta che da quest’anno sarà disponibile anche negli App Store (fra pochi giorni) con un’applicazione utile per segnalare in tempo reale i casi d’inquinamento e per consultare i risultati delle analisi. Sarà possibile, inoltre, segnalare situazioni sospette tramite il form online o scrivendo a sosgoletta@legambiente.it. Le denunce saranno approfondite e inviate alle autorità competenti.

«Anche quest’anno l’arrivo di Goletta Verde in Puglia sarà l’occasione per tornare sul  tema della depurazione e dello stato di salute del nostro mare ma anche su quello dell’erosione costiera e del turismo di qualità» conclude Tarantini.


Hanno sottoscritto il manifesto NO OIL – StopSeadrilling, promosso da Legambiente:
Coalizione Italiana Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima (Acli, Aiab, Aiig, Arci, Arci Caccia, Arci Servizio Civile, Asud, Auser, Cevi - Centro di Volontariato Internazionale di Udine, Cgil, Cia, Coldiretti, Cts, Federconsumatori, Fiab, Fiom, Focsiv, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum Italiano Dei Movimenti per l’acqua, Greenpeace, Isde-Medici per l’ambiente, Istituto Nazionale Urbanistica – Inu, Italian Climate Network, Kyoto Club, La Nuova Ecologia.it, Lega Pesca, Legambiente, Link, Lipu, Lunaria, Marevivo, Movimento Consumatori, Movimento Difesa Cittadino, Oxfam, Pro Natura, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza, Rete per la Pace, Rinnovabili.It, Rsu Almaviva, Salviamo il Paesaggio, Sbilanciamoci, Sì Rinnovabili No Nucleare, Slow Food Italia, Spi – Cgil, Touring Club Italiano, Uil, Uisp, Unione Degli Studenti, Unione degli Universitari, Wwf Italia); Coalizione S.O.S. per l’Adriatico (Greenpeace Croatia, Green Action / Friend of the Earth, WWF Adria, Sunce, Green Istria); Greenpeace Slovenia (Slovenia); FOCUS (Slovenia); Anep (Albania); Legambiente Vlore (Albania); Green Home (Montengero); Adp-Zid (Montenegro); Mediterranean Center for Environmental Monitoring (Montenegro); Centar za zivotnu sredinu - (Bosnia Herzegovina); Association de volontariat Touiza de la wilaya D'Alger (Algeria); Ecodes (Spagna); France Nature Environnement (Francia); Osservatorio Balcani Caucaso ; Skupina 85 ; SIB - Confcommercio (Sindacato Italiano Balneatori); Lega Pesca; CNA Balneatori; Donnedamare; Zona22; Rete Imprese Marina del Parco di Viareggio; Consorzio Balneatori Marina di Levante – Viareggio; Energia per l'Italia; Green Italia; AdriaPAN - Adriatic Protected Areas Network.




La petizione NO OIL - #STOPSEADRILLING


NO OIL - StopSeadrilling, un impegno comune per il futuro del mar Adriatico

Sono 36.823 i kmq del Mar Adriatico croato suddivisi in 29 macro aree da investigare per  la ricerca di idrocarburi. Un’attività che andrebbe ad aggiungersi alle 9 le piattaforme di  estrazione di gas in acque croate e a quelle presenti nelle acque italiane. Qui le aree interessate da attività di ricerca petrolifera ammontano a quasi 12.000 kmq. Sono 6 le piatta forme già attive per l’estrazione di greggio. Nell’Alto Adriatico italiano, invece, sono attive  39 concessioni per l’estrazione di gas, da cui si estrae il 70% del metano prodotto in  Italia. La strada intrapresa da alcuni Paesi, Croazia e Italia in primis, giustificata secondo la  logica di incrementare la propria economia e la propria indipendenza energetica nazionale,  è miope, di breve durata ed anacronistica. Le quantità di idrocarburi in gioco, infatti, inci derebbe di poco sull’economia e sull’indipendenza energetica dei singoli Stati, la maggior  parte del guadagno andrebbe a compagnie private, che vedrebbero incrementare le proprie casse personali mentre i rischi e i possibili danni ricadrebbero sulla collettività.

Il Mar Adriatico è un ambiente estremamente fragile per le caratteristiche proprie di “mare  chiuso” che definiscono un ecosistema molto importante e già messo a dura prova. In  questo contesto si inseriscono le nuove attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi con  tutti gli impatti che comporterebbero non solo per l’ecosistema marino, ma anche per le  attività che oggi costituiscono un’importante ricchezza per i Paesi costieri come la pesca  e il turismo. Inoltre la questione della sicurezza delle attività estrattive è al centro della  direttiva 2013/30/UE che prevede un rafforzamento delle condizioni di sicurezza ambientale  per la ricerca e lo sfruttamento in mare nel settore degli idrocarburi. Un altro riferimento  importante è anche la direttiva 2008/56/CE, riguardante la Strategia marina, che ha tra gli  altri l’obiettivo del buono stato ecologico del mare (GES) al 2020 e prevede di valutare anche l’impatto cumulativo di tutte le attività per una gestione integrata del sistema marino-costiero.
La direttiva 2014/89/EU, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo (MSPD), richiama, poi, l’istituzione di una maggiore cooperazione transfrontaliera.  Inoltre, molte aree dell’Adriatico rispettano i criteri delle aree marine ecologicamente o  biologicamente significative (EBSAs) della Convenzione sulla Diversità Biologica: l’Adriatico  del Nord e l’area speciale Jabuka Pomo Pit e lo Stretto dello Ionio del Sud Adriatico.

Legambiente, Coalizione S.O.S. per l’Adriatico (Greenpeace Croatia, Green Action / Friend of the Earth, WWF  Adria, Sunce, Green Istria), Coalizione Italiana Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima (Acli, Aiab, Aiig, Arci, Arci Caccia, Arci Servizio Civile, Asud, Auser, Cevi - Centro di Volontariato Internazionale di Udine, Cgil, Cia, Coldiretti, Cts, Federconsumatori, Fiab, Fiom, Focsiv, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum Italiano Dei Movimenti per l’acqua, Greenpeace, Isde-Medici per l’ambiente, Istituto Nazionale Urbanistica – Inu, Italian Climate Network, Kyoto Club, La Nuova Ecologia.it, Lega Pesca, Legambiente, Link, Lipu, Lunaria, Marevivo, Movimento Consumatori, Movimento Difesa Cittadino, Oxfam, Pro Natura, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza,  Rete per la Pace, Rinnovabili.It, Rsu Almaviva, Salviamo il Paesaggio, Sbilanciamoci, Sì Rinnovabili No Nucleare, Slow Food Italia, Spi – Cgil, Touring Club Italiano, Uil, Uisp, Unione Degli Studenti, Unione degli Universitari, Wwf Italia), ADP-ZID (Montenegro), AdriaPAN - Adriatic Protected Areas Network, ANEP (Albania), Association de volontariat Touiza de la wilaya D’Alger (Algeria), Centar za zivotnu sredinu - (Bosnia Herzegovina), Croatian scuba-diving club Neum (Bosnia Herzegovina), CNA Balneatori, Consorzio Balneatori Marina di Levante – Viareggio, Donnedamare, Ecodes (Spagna), Energia per l’Italia, France Nature Environnement (Francia), focus (Slovenia), Green Italia, Greenpeace Slovenia (Slovenia), green home (Montengero), legambiente vlore (Albania), Lega Pesca, Mediterranean Center for Environmental Monitoring (Montenegro), Osservatorio Balcani Caucaso , Rete Imprese Marina del Parco di Viareggio, Skupina 85, SIB - Confcommercio (Sindacato Italiano Balneatori), Zona22

Per realizzare tutto questo ci impegniamo fin da subito per una collaborazione importante fra tutti i Paesi costieri, con il concorso di tutte le realtà associative, istituzionali, politiche ed economiche delle sue coste, per l’avvio di un percorso comune.

Alla luce di tutto questo chiediamo che siano messe in campo azioni per uscire dal petrolio e per tutelare il mar Adriatico, al di là dei limiti territoriali nazionali, con un impegno unitario su alcuni punti:

- fermare l’estrazione petrolifera nel mar Adriatico per scegliere un diverso sviluppo economico, sociale e ambientale;
- richiedere comunque l’avvio della procedura di VAS transfrontaliera, coinvolgendo tutti i Paesi costieri, per valutare l’impatto cumulativo delle attività di prospezione, ricerca e estrazione di idrocarburi;

- promuovere un’economia fossil-free per un futuro pulito, effIciente e rinnovabile, aprendo prospettive di nuovi settori produttivi e con importanti ricadute anche occupazionali, oltre che ambientali. Un’azione determinante nelle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, su cui chiedere un impegno forte a livello internazionale già dalla prossima COP21, che si terrà a Parigi a dicembre 2015;

- lanciare una vera e propria vertenza ambientale dell’Adriatico, che affonda le sue radici nella storia di una civiltà che ha visto il mare come elemento comune delle popolazioni costiere. Occorre innanzitutto ripartire dalla valorizzazione del patrimonio ambientale a beneficio delle comunità locali, del mare e del territorio;

- la tutela della biodiversità marina passa attraverso il rilancio di un’economia legata ad una pesca sostenibile che eviti lo sfruttamento delle specie più consumate e la promozione di una nuova idea di turismo legato al mare che faccia della sostenibilità ambientale il suo punto di forza. per affrontare la centralita della questione ambientale in Adriatico sosteniamo una assunzione nuova da parte di tutti gli attori coinvolti.

Omaggio a Ignazio Ciaia. (Mercoledì 24 ottobre nella Sala di Rappresentanza di Palazzo di Città con ...
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